Transizione 5.0: una frenata improvvisa che disorienta le imprese. Perché così non si costruisce fiducia.

La pubblicazione, il 7 novembre, del Decreto Direttoriale che dichiara non più disponibili i fondi per Transizione 5.0 a partire dalla mezzanotte stessa del giorno di emissione, rappresenta un passaggio che lascia sconcertati.

La motivazione non risiede in un esaurimento trasparente e documentato delle risorse.
Non si tratta di aver raggiunto una soglia annunciata o monitorata nel tempo.
Semplicemente, il decreto è arrivato senza preavviso, tagliando in modo netto la possibilità di accedere agli incentivi.

In altre parole: non è stato formalmente chiuso il programma, ma è stato reso, nei fatti, inaccessibile.

Ed è proprio questa discrepanza tra forma e sostanza a creare il problema più grande: la perdita di fiducia.

Un danno che non si limita alle cifre

Decine di imprese erano in fase conclusiva di:

• audit energetici
• presentazione della certificazione ex-ante
• finalizzazione dei contratti con fornitori
• perizie e asseverazioni

Molte avevano già assunto impegni economici e pianificato investimenti a breve.
La decisione improvvisa ha trasformato preparazione e lavoro in incertezza improvvisa.

Il risultato?

Progetti sospesi, ordini rinviati, investimenti congelati.
Conseguenze concrete, qui e ora, per chi produce, assume, paga stipendi e decide.

“Siamo pronti a innovare, ma ci serve coerenza”

Questo è ciò che sentiamo ogni giorno dalle imprese.

La volontà di innovare c’è.
La disponibilità a investire c’è.
La capacità tecnica e progettuale esiste.

Ciò che manca è continuità nelle regole.
Perché senza continuità, la programmazione industriale si trasforma in scommessa.

La posizione di Innovation Machine

Come società che da anni accompagna aziende manifatturiere e enti industriali nei percorsi di digitalizzazione, efficienza energetica e automazione avanzata, non possiamo fare finta che “sia tutto normale”.

Non lo è.

Questa scelta ha rallentato la transizione che il Paese dice di voler accelerare.
Ha reso vulnerabili imprese che avevano lavorato seriamente e con responsabilità.
Ha messo in discussione la credibilità degli strumenti nazionali per l’innovazione.

E lo ha fatto senza dialogo, senza preavviso, senza tutela per chi era già in fase avanzata.

Guardiamo avanti, ma con lucidità

Da parte nostra continueremo:

• a supportare le aziende nella riprogrammazione degli investimenti
• a indirizzarle verso misure alternative già attive
• a mantenere un presidio continuo sugli aggiornamenti normativi
• a garantire serietà, prevedibilità e competenza, dove altri non l’hanno garantita

Perché il nostro ruolo è accompagnare chi produce valore reale, non inseguire interpretazioni dell’ultima ora.

L’innovazione e la transizione energetica non possono essere gestite con logiche di emergenza o comunicazioni notturne.
Serve stabilità.
Serve responsabilità istituzionale.
Serve rispetto verso chi investe nel futuro del Paese ogni giorno.

Noi continueremo a fare la nostra parte.
Con coerenza. Con metodo. Con le imprese.

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